Chiavi di lettura

a beneficio dei detrattori

Voglio utilizzare questo Blog personale, ideato per dare spazio alla mia visione sportiva del Trial, per commentare la precisazione di FMI rispetto al mio articolo pubblicato da moto.it sulla gara di Giaveno

Un articolo che è stato male interpretato ed ahimè, utilizzato in modo strumentatale per disegnarmi come il classico rancoroso che non rinominato dopo le ultime elezioni cerca vendetta mediatica, ma così non è voglio spiegare perché.

Chi conosce veramente me ed il mio trascorso, sa benissimo che umanamente quando ho potuto mi sono adoperato per migliorare una realtà che soffre dei medesimi problemi da tempo immemore, così come da pilota ho sempre cercato di portare avanti le istanze dei colleghi tant’è che sono stato per due anni nominato Rappresentante degli atleti Trial; mentre da D.T. FMI ho lavorato per il Settore Tecnico cosa che nel precedente corso federale era ben distinta dalla gestione sportiva (sarebbe come pensare che l’allenatore di calcio si occupa anche di scrivere i regolamenti ed i calendari). Ora identificare la mia figura come corresponsabile della gestione sportiva degli ultimi quattro anni è cosa non rispondente alla realtà e come detto strumentale, infatti se nell’epoca Lunardini e Mauri facevo parte del Comitato Trial con ruolo propositivo, questo non è più stato nella gestione Teobaldi grazie a scelte quantomeno discutibili del precedente corso federale. Si può quindi facilmente dedurre quanto in questi ultimi anni sia stato consultato o preso in considerazione per “rinnovare” come è stato fatto ad esempio con una regola paradossale dove in zona tutto è permesso o ancora dove si “inventano” le due entrate in zona.  Debbo altresì riconoscere invece una rinnovata collaborazione tra tecnico e sportivo nel nuovo corso FMI (da gennaio 2017), tant’è vero che la struttura gestionale è ora denominata Area Tecnico/Sportiva, emblematico il fatto che alla recente Riunione delle Aziende organizzata dal Comitato Trial, rimasto sostanzialmente invariato rispetto al 2016, era presente anche il nuovo Direttore Tecnico.

Fatto questo doveroso preambolo appare piuttosto evidente come nelle precisazioni del Comitato FMI si sia cercato di spostare l’attenzione su fatti superficiali inerenti solo l’organizzazione della gara e come detto cercando di farmi passare per l’astioso di turno.

Quindi per completezza di informazione:

  1. La mia citazione sul pubblico poco presente fa chiaramente riferimento al confronto con le precedenti edizioni svoltesi a Giaveno nel 2005/06/11, una osservazione nata dal fatto che contrariamente a quanto sostenuto da FMI io e numerosi altri piloti delle categorie minori abbiamo fatto i due giri finali praticamente insieme ai TR1 grazie proprio allo svantaggio di non avere come loro la corsia privilegiata.
  2. Sul discorso zone e tracciatura, data la mia esperienza di dieci anni di mondiale non temo smentite, la gara anche in questo caso paragonata alle edizioni precedenti mancava di quelle caratteristiche necessarie ad elevarla alla massima titolazione e questo è un fatto riconosciuto direttamente nel dopogara da numerosi piloti sentiti personalmente e non attraverso le interviste di rito o i redazionali ad uso newsletter per gli sponsor. Le classifiche delle scorse edizioni in confronto a quelle 2017 parlano chiaro.
  3. Le code, come già sottolineato nell’articolo, sono un problema registrato anche nelle gare regionali fatte quest’anno e non possono essere sottovalutate a tal punto da considerarle una normalità, questo è sportivamente ed eticamente inaccettabile oltre che arrogante. Passare una domenica di gara in coda è cosa altamente frustrante ed ingiusta, oltre che essere una via molto veloce per perdere numeri nei vari campionati, quindi perché non correre ai ripari come già fece ottimamente il defunto Giulio Mauri utilizzando la formula su due giri per quindici zone in auge da quest’anno anche nel Mondiale. Per la cronaca le code dal secondo giro in poi le abbiamo trovate alle zone 1-2-3-5-7-8-9-10.

In definitiva un tentativo mal riuscito che dimostra una volta di più come l’attuale gestione del Trial continui ad ostinarsi nella presunzione dell’aver ragione a prescindere, senza minimamente domandarsi se dietro alle mie sacrosante affermazioni ci potevano essere delle chiavi di lettura utili a migliorare una situazione sportiva che sopravvive stancamente a se stessa. Prendo atto tristemente di questo e continuerò in questo spazio, senza paura di strumentalizzazioni, a sottolineare ciò che secondo la mia visione è utile o meno alla rinascita di questo sport che merita molto di più della semplice passione e buona volontà passione, ma reclama a gran voce innovazione e competenza.

Autore: Andrea Buschi

Coach in Motorsports Pilota e Tecnico di Alto Livello Trial, Dottore in Scienze Motorie e Sportive Allenatore di 4° Livello CONI Web Journalist

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