Il sogno di Michele

In occasione del mio ritorno alle competizioni ho avuto modo di ritrovare un giovane amico al quale sono particolarmente legato per due ragioni, la prima è la stessa passione che ci anima e la seconda è che insieme a me è salito per la prima volta sulla moto da Trial. Apparentemente nulla di speciale direte voi, potrebbe sembrare una immagine come altre ma in realtà nasconde molto più di un semplice giovane sulla moto. Michele, questo il suo nome, infatti è l’unico trialista che conosco affetto da autismo e per questo è assolutamente eccezionale la sua attitudine. La sua storia e il suo percorso per come si è sviluppato, sono un fervido esempio di quanto possono essere eccezionali le persone che lo circondano ed aiutano a vivere il suo sogno. A tal proposito vorrei riportare un articolo, mai pubblicato, che scrissi in occasione del mio incontro con Michele in una giornata di sole del maggio 2012, quando grazie a due genitori visionari che non smetterò mai di ammirare e ad una collega Tecnico che citerò più avanti osammo farlo salire sulla moto con una risposta talmente entusiastica da rendermene fiero per tutta la vita!

Una bella scoperta

L’episodio che vorrei brevemente raccontare fa parte di quegli eventi sotto traccia che normalmente non vengono descritti nelle cronache istituzionali dei numerosi momenti tecnici o sportivi che viviamo durante la nostra attività, ma senza dubbio ne sono il motore che spinge ad affrontare ogni anno migliaia di Km in nome della passione verso il nostro sport. Spesso poi questi momenti sono frutto di curiosi incroci che il destino ci presenta quasi a volerci ricordare la nostra natura terrena di esseri umani e come tali straordinariamente unici nelle nostre differenze.

Tutto nasce quando meno di un mese fa, per una serie di ragioni che non sto a spiegarvi, vengo incaricato di assumere la gestione della Scuola Avviamento Trial nel fine settimana in Trentino ed in Veneto per due appuntamenti formativi, in occasione della SAT di Egna ho l’opportunità straordinaria di conoscere Michele. Grazie infatti alla sensibilità della mitica Deborah Albertini, indimenticata campionessa italiana femminile, che ha convinto i genitori di Michele a sperimentare questo test, mi trovo di fronte un undicenne trentino affetto da autismo (quella sindrome psichica, caratterizzata da una introversione nei comportamenti e nel linguaggio).

La prova della moto è prevista a fine giornata oltre l’orario previsto come termine delle attività, in modo da poter concentrare l’attenzione mia e del collega Andrea Vaccaretti (altro Tecnico convocato) sulla spiegazione dei primi rudimenti tecnici al nostro simpatico amico Michele. Lo stesso, ovviamente accompagnato dai genitori sul campo prova, da immediatamente segni di impazienza, è appassionato di moto e ci vuole salire senza tante chiacchiere!

Eccomi quindi pronto, non prima di averlo “vestito da pilota” con le necessarie protezioni, a far salire Michele sulla moto; scelgo un mono marcia e dopo averlo acceso accomodo il ragazzo sul mezzo nella corretta posizione di guida ed inizia per lui l’apoteosi! Immediatamente sorride e comincia a comunicarmi messaggi di grande soddisfazione che culminano con una serie di frasi che a memoria dei genitori non aveva mai detto…potere del Trial penso io e comincio ad accompagnarlo sul percorso previsto per la prova. Questi sono per me momenti straordinari, il fatto di poter aiutare ad esprimere anche solo per mezzora la passione di un ragazzino che normalmente fatica più degli altri mi riempie letteralmente il cuore di gioia, si inizia stando seduti ed in breve siamo in piedi come i trialisti veri! I momenti successivi sono un rincorrersi di emozioni, Michele si entusiasma e prende confidenza con me ed il mezzo meccanico, per un istante controlla da solo la moto ed è l’esaltazione, oramai lanciatissimo reclama un giro anche sulla Pit-bike a nostra disposizione, così me lo carico davanti e via per una decina di giri del tracciato, divertito e parzialmente soddisfatto (per la verità avrebbe continuato per ore!) sorride e…parla articolando delle frasi legate al suo stato d’animo…fantastico!

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Il termine della prova arriva, ci salutiamo con un bacio e l’impegno di rivederci al più presto per approfondire l’esperienza. I genitori increduli ci spiegano che mai Michele aveva parlato così tanto…fantastico! Saprò poi più avanti da Deborah che una Trial elettrica è stata acquistata nel frattempo al ragazzino.

Ora senza entrare in argomenti medici che non sono di mia competenza, devo però registrare la bontà della “terapia” Trialistica verso soggetti che hanno la vita scandita da ritmi tutti loro proprio come Michele, la mia personale percezione è che la moto stimoli quell’ancestrale desiderio di sfidare sé stessi, che fin dall’antichità era perfettamente espressa con la figura mitologica del Centauro.

Dopo aver conosciuto Michele ed essermi reso conto una volta di più che la diversità è una eccezionale occasione di crescita interiore, voglio concludere lanciando un umile messaggio di speranza a tutti i genitori:” non accontentatevi mai, cercate sempre la pienezza nelle vostre relazioni, sfruttate l’opportunità che avete di comunicare, di capire ed essere capiti, solo in questo modo potremo maturare quella consapevolezza verso noi stessi che risulta poi il valore aggiunto sia nella vita che nello sport.”

Perdonate l’intensità ma scrivo da padre di un quattordicenne affetto, sin dall’età di sei anni, da malattia genetica…

Come nelle migliori favole che la vita spesso ci regala, fortunatamente mio figlio, proprio oggi diciannovenne, ha battuto la sua malattia mandandola in remissione, e Michele ha continuato il suo meraviglioso percorso agonistico accrescendo le sue capacità grazie alla volontà dei genitori che lo sostengono con amorevole benevolenza e grazie alla straordinaria caparbietà di Deborah Albertini che con grinta e determinazione tutta femminile ha saputo portare avanti la crescita tecnica di Michele contro molteplici problemi, tra tutti l’indifferenza e la diffidenza di molti. Questo è infine il pensiero che anima la tenace trentina: Il TRIAL non è per niente uno sport facile anzi, molti lo provano e tanti lo abbandonano. Io lo insegno perché a sua volta qualcuno lo ha insegnato a m’è e poi mi hanno insegnato come insegnare e vi assicuro a volte non è facile anzi. Lui è Michele è affetto da autismo e forse è l’unico bambino che fa trial al mondo, per lui è la miglior terapia che ci sia. A chi mi dice tu sei matta io semplicemente rispondo, chiedi ad Alessandra ed a Roberto i suoi genitori cosa ne pensano e vedrai che essere matti a volte è la miglior cosa.” Grazie Deborah!