Il Trial visto da Marco Fioletti ex-campione ed ora studente di Scienze Motorie

brown and white track field
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Visto il mio passato nelle competizioni nazionali ed internazionali di trial e l’inizio di un percorso di studi nelle scienze motorie, mi affascinava l’idea di scrivere un breve articolo che analizzasse le evidenti carenze che ho riscontrato nella preparazione fisica, nell’approccio e nella gestione degli allenamenti e della gara di un pilota “professionista” di trial ma anche le pesantissime carenze scientifiche per l’ottimale crescita dei giovani pilotini. Quello che più mi sorprende è la differenza abissale di competenza tecnica scientifica nel Trial rispetto ad altri sport. Preparatore fisico, Nutrizionista, Mental Coach, Laureato in Scienze Motorie, fisioterapista, Massaggiatore, Medico Sportivo sono tutte figure che nel Trial non hanno mai avuto spazio, o meglio, non sono mai state interpellate (se non in rarissimi casi saltuari)! E come mai in altre discipline esse rappresentano capisaldi su cui si fa affidamento per un ottimale rendimento nella competizione? Forse nel trial non servono? Secondo il mio punto di vista sarebbero fondamentali. Negli ultimi anni le ricerche nelle attività motorie che comprendono le neuroscienze, studi sulla biomeccanica, sulla nutrizione, sull’assetto mentale, su l’adattamento e i principi del carico hanno fatto passi da gigante. Sempre più articoli relativi allo sport compaiono su riviste scientifiche. L’interesse e il valore dell’attività motoria sta via via riacquistando importanza e sempre più approfondimenti scientifici si focalizzano su questa via. Lo scopo principe di un pilota di alto livello è quello di ottenere il miglior risultato possibile in gara e per fare ciò c’è bisogno di un ottimo allenamento. Bene! L’allenamento tipico di un trialista consiste nell’andare in moto da trial e stop! Per essere un po’ più generoso posso affermare che ogni tanto alla moto si unisce un po’ di corsa, un po’ di bici e/o un po’ di palestra senza un benché minimo collegamento logico riferito all’intensità/densità/durata/specificità con la disciplina per cui ci si allena. La preparazione fisica per il trialista è considerata inutile, una semplice perdita di tempo. Questa conclusione molto affrettata può essere frutto dell’ipotesi che il trial sia uno sport di esclusive capacità coordinative e non condizionali, andando così ad escludere di conseguenza tutto quello che sta alla base della preparazione fisica intesa come incremento della funzionalità cardio-respiratoria e della “macchina uomo” in generale. Prendendo per “vera” questa affermazione si va ugualmente a tralasciare quelle capacità tipiche della preparazione fisica quali l’equilibrio, la reazione, la propriocezione, la ritmizzazione, la percezione spazio-temporale, la capacità di differenziazione cinestetica, la capacità di combinazione, la trasformazione (e tantissime altre) le quali sono allenabili parallelamente e al di fuori della moto ed hanno un carattere multilaterale di estrema valenza ed utilità in uno sport come il Trial. Una prestazione ottimale presuppone che il binomio pilota-moto lavori correttamente. La moto deve andare bene ma anche il pilota deve funzionare correttamente ed al massimo delle sue potenzialità! Ma le domande più pesanti riguardano aspetti scientifici. Che tipo di sistema energetico devo andare a sollecitare in allenamento in ottica gara? Quanto devono durare, come devono essere effettuati gli allenamenti e come devono essere distribuiti nel tempo? Che programmazione seguo in base all’obiettivo? Che cosa, come e quanto devo mangiare prima, durante e dopo un allenamento/gara? Il riscaldamento cosa fa? Come deve essere e quanto prima deve essere effettuato? Come gestisco un allenamento dal punto di vista del carico e del recupero per avere il picco di prestazione in gara ed evitare infortuni? Come prepararsi dal punto di vista mentale (training autogeno, imagery…) per essere al massimo della concentrazione ed attivazione?

Sono tutte domande che trovano risposta interpellando una delle figure precedentemente elencate. Ed è così che il Trial rimane collocato sulla linea del tempo a 30 anni fa. L’esperienza qui non basta! Il praticone tanto meno! L’ignoranza va sostituita con nozioni scientifiche. Ancora più delicato è il discorso relativo ai giovani trialisti. Lo sport in età giovanile rappresenta un modo di crescere per il bambino. Attraverso l’attività motoria comunica, si esprime, inizia a comprendere i primi concetti relativi allo SPAZIO e al TEMPO (traiettorie, distanze, tempo soggettivo ed oggettivo, consequenzialità, ritmo…), stimola l’apprendimento, la concentrazione, la socializzazione, la memorizzazione e soprattutto la formazione di un corpo sano e robusto che sappia muoversi, in contrapposizione alla sindrome dell’ipocinetismo (poco movimento) e obesità che caratterizza i bambini del giorno d’oggi. Il bambino va stimolato in maniera corretta tenendo conto delle fasi sensibili. Esse sono finestre temporali ben determinate in età giovanile in cui è facilitato l’apprendimento di determinate abilità motorie difficilmente acquisibili in età adulta. Un esempio banale potrebbe essere l’equilibrio e la mobilità articolare che hanno il picco nell’età d’oro della motricità compresa tra gli 8 e gli 11 anni. Un altro aspetto riguarda la multilateralità e la ludicità dell’allenamento in età giovanile a discapito della specializzazione. Questo consente di sviluppare gli schemi motori di base (saltare, correre, rotolare, strisciare, lanciare, afferrare…) che forniscono un ampio bagaglio motorio al bambino che sarà libero successivamente di scegliere lo sport che più gli piace. Non solo Trial ma anche altri sport. Muoversi per imparare. Questo mio breve articolo non va interpretato come una critica ma come uno stimolo a migliorare, far progredire e valorizzare l’ambiente del Trial. Queste parole sono nate confrontandomi con la mia famiglia e con Andrea Buschi. Ho un buon rapporto con Andrea e abbiamo condiviso molto nel corso della mia esperienza mondiale. A distanza di qualche anno, e in seguito alle continue sfide che mi pongo con lo studio come nello sport, mi piace ripercorrere le fasi della mia preparazione sportiva e analizzarle con occhi differenti. Sono moltissimi gli errori, però quello che ho notato è il fatto che un tentativo di introdurre una metodologia dell’insegnamento sportivo al passo con l’evoluzione c’è stato (Progetto Giovani Trial 2013). Purtroppo non è andato a buon fine siccome si lottava in netta inferiorità numerica. Ora siamo in 2 che parliamo la stessa lingua: Andrea ed io. Il mio augurio è quello che un giorno ci sia un gruppo che lavori concretamente su questa strada, in una via al passo con l’evoluzione.

Marco Fioletti

Autore: Andrea Buschi

Coach in Motorsports Pilota e Tecnico di Alto Livello Trial, Dottore in Scienze Motorie e Sportive Allenatore di 4° Livello CONI Web Journalist

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