Segnali incoraggianti dal Trial?

Elogio critico della disciplina motociclistica più spettacolare e sottovalutata al mondo

sono reduce dalle due manifestazioni di Campionato Europeo in Italia, dove si è come sempre, buon per noi celebrata la grande capacità organizzativa italiana tra l’altro supportata da una buona partecipazione di pubblico.

Questa mia ennesima esperienza agonistica dopo aver accentrato la mia attenzione sull’assurda regola no-stop, mi ha spinto successivamente a riflettere su un tema spinoso come la popolarità e diffusione di questo Sport.

In entrambe le manifestazioni si è corso in Aree chiuse in ossequio alla norma FIM Europe che permette ai dodicenni di esordire in attività agonistica internazionale. Questo denominatore comune ha visto però differenziare completamente il percorso di gara e le sue sezioni, infatti se nella gara di Pietramurata si è corso in “zone” sostanzialmente naturali, a Monza si è letteralmente costruite le difficoltà all’interno dell’omonimo circuito automobilistico, facendo larghissimo uso di manufatti di cemento, rocce e tronchi d’albero.

Due location diametralmente opposte che ai più attenti dovrebbe poter significare un aspetto molto importante che purtroppo la nostra estrazione campanilista ci impedisce di valorizzare e cioè la grande flessibilità organizzativa della disciplina. Siamo infatti di fronte all’unica specialità del motociclismo agonistico che si può svolgere praticamente ovunque, dalle Alpi ai polmoni verdi come quelli del Parco di Monza, grazie alle caratteristiche uniche di questa motocicletta.

Ora, alla luce di questo la domanda sorge spontanea perché il Trial non raccoglie il successo che merita? perché continuiamo a vivere in un limbo dove continuiamo a definirci Sport di nicchia?

Il Trial, è ad oggi l’unica specialità del motociclismo ad essere stata presa in considerazione dal CIO per divenire disciplina olimpica, siamo stati i primi ad entrare nei palazzetti con ostacoli Indoor, in località turistiche con gli Urban Trial e ancora, si può praticare tutto l’anno in spazi aperti così come in quelli chiusi , in ambienti montani piuttosto che marini e con un bassissimo impatto ambientale.

E’ uno Sport talmente tecnico da essere praticato come forma di allenamento dai piloti nelle altre specialità del motociclismo.

E’ altamente spettacolare senza essere pericoloso, atleticamente completo e praticabile fin da tenera età.

Ma allora cosa ci manca per farci conoscere ed apprezzare non solo sporadicamente? La mentalità, ecco cosa ci manca!

Il Trialista per definizione è guru di se stesso ed in quanto tale molto poco propenso al dialogo e confronto con gli altri, se tutti noi con un poco di umiltà prendessimo coscienza di questo probabilmente riusciremmo ad uscire dal limbo dove stazioniamo più o meno compiaciuti da almeno vent’anni.

In conclusione, proviamo a cambiare passo, smettiamo di piangerci addosso considerandoci la nicchia incompresa del motociclismo fuoristrada ed a nasconderci dietro la frase fatta del “tanto non cambia niente”, come visto e descritto a Pietramurata e Monza i segnali ci sono stati ed anche importanti.

Qualcuno sostiene che per affermarsi bisogna pensare in grande, ecco nelle sale di comando del  Trial da dove poi tutto a cascata prende forma nessuno lo ha ancora fatto!