Trial 2019 siamo arrivati al capolinea?

Campionato Europeo Ancelle, photo Raffaele Gallieni

Dopo aver vissuto da pilota la doppia trasferta di Campionato europeo Trial con risultati ahimè al di sotto delle aspettative personali, colgo l’occasione per fare il punto della situazione sulla disciplina più “lenta e controcorrente” del fuoristrada.

Molti, come sempre molti gli spunti raccolti per un “osservatore seriale” come il sottoscritto che oltretutto ha avuto la fortuna (non certo anagrafica!) di attraversare, vivendo in prima persona, l’evoluzione di una disciplina dai fasti degli anni Ottanta al declino del secondo millennio, fino alla crisi profonda degli ultimi cinque anni.

Alla luce di queste recenti esperienze internazionali, sono arrivato alla conclusione che la disciplina continua a seguire un vicolo cieco, troppe le incongruenze e molto povere le visioni sportive, ecco quindi un piccolo elenco delle “urgenze” che purtroppo non si esauriscono in questa mia breve analisi.

Ma andiamo con ordine, partiamo dal regolamento no-stop che dopo la sua introduzione nel Campionato Mondiale ed Europeo dal 2013, non ha portato altro che malessere e disaffezione generale, non diverte e non piace al pubblico, ai piloti, agli organizzatori e pure ai giudici caricati di una responsabilità eccessiva rispetto allo spirito originario di questo Sport.

Siamo al paradosso nel quale se partecipi ad un campionato Regionale, corri con una formula differente da quella dell’italiano ed a sua volta differente da quello dell’europeo che è ancora diverso dal mondiale, incredibile!

Quindi, eliminare e mettere tutte le federazioni nazionali nella condizione di riavere un regolamento unico e semplice per tutti, dove la fermata è permessa e l’arretramento pure, a patto che lo si faccia coi piedi sulle pedane, il tutto in un minuto e mezzo più dieci secondi di extra time, non serve altro.

Format di gara, anche qui negli ultimi anni ci si è arrampicati sugli specchi arrivando alla fesseria della gara divisa in due parti con riordino a fine primo giro, una stupidaggine che ha appiattito ancora di più i valori in campo, levando la strategia di gara fatta sui due giri complessivi come un tempo. Tornare quindi ai canonici 15×2, peraltro unica nota positiva del Campionato Europeo, con un tempo massimo di 5 ore sono garanzia di buon funzionamento e limita eventuali code.

Sempre in tema di gara e strategie, occorre tornare a visionare le zone solo la domenica, il sabato ad oggi infatti serve solo a poco sportivi piloti per modificare le zone e far incazzare gli organizzatori. Una delle svariate capacità del pilota Trial, era quella di interpretare la zona al momento per esprimere un’altra grande abilità, con la regola attuale invece la domenica devi fare da spettatore fuori dalla fettuccia sperando di ricordarti la zona…assurdo!

In questo caso qualcuno potrebbe dire che il pilota in zona crea confusione ed impedisce al pubblico di vedere bene, ecco questa è una colossale cazzata per due ragioni, la prima più amara è che di pubblico alle gare oramai non ne viene più, la seconda più ragionevole è che il Giudice di zona ha sempre avuto facoltà di liberare la zona prima di far partire il pilota.

Altro aspetto incomprensibile e lo sostengo da tempi non sospetti è la frammentazione delle categorie, abbassano il livello generale proponendo il messaggio che la competizione non è realmente tale poiché tutti devono poter vincere una coppa, sbagliato, anzi sbagliatissimo!

Un messaggio che purtroppo viene dato già dalle categorie giovanili e per questo ne limita la crescita sportiva causando anche abbandoni precoci.

Anche in questo caso servirebbe una uniformità nella strutturazione delle categorie e relativi colori dei percorsi, dal regionale al mondiale tutti dobbiamo poter competere in categorie universalmente riconosciute non come adesso dove in Italia abbiamo i minitrial, in Spagna sono infantiles e poi vai all’europeo e diventano Youth class mentre al mondiale la 125 GP, insomma un gran casino!  

Troppe categorie sono sinonimo di campionati privi di valore e d’intralcio alle massime categorie e questo vale trasversalmente dal mondiale al regionale. Ci sono poi i calendari costruiti per svolgersi nell’arco di sei di mesi o poco più, acuiscono la perdita di identità della disciplina più antica del motociclismo, una vera iattura per chi come me guarda al futuro senza dimenticare le proprie origini.

In conclusione, tutta questa frammentazione che io definisco più semplicemente CAOS a chi giova?

Di certo non ai piloti che si divertono sempre meno anzi quasi più ed i giovani che disorientati scelgono altro ma tanto meno ad organizzatori, Moto Club e volontari i quali sentono poco stimolanti pesanti apparati burocratici che regolano le manifestazioni a tutti i livelli.

Allora, forse conviene fermarsi tutti, mettere da parte le proprie convinzioni per un attimo e sedersi con umiltà ad un tavolo comune cominciando a discutere, ascoltare e condividere ciò che realmente è di beneficio allo Sport, altrimenti la fine è vicina…molto vicina!

Andrea Buschi

Autore: Andrea Buschi

Coach in Motorsports Pilota e Tecnico di Alto Livello Trial, Dottore in Scienze Motorie e Sportive Allenatore di 4° Livello CONI Web Journalist

3 pensieri riguardo “Trial 2019 siamo arrivati al capolinea?”

      1. Caro Andrea, se vuoi cambiare qualche cosa, occorre farlo a livello provinciale, li secondo me, si può lavorare ancora, si può parlare ancora con tutti, e si può portare avanti un “progetto pilota”, poi, trovato la “taratura”, si invitano le Commissioni e si comincia la discussione con FMI.
        Un abbraccio
        Gianni

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