X-Trial Budapest, ma è vero spettacolo?

Torna, dopo una pausa di quasi due mesi, il mondiale indoor e solo apparentemente il solito copione è andato in onda in questo terzo appuntamento X-Trial a Budapest, primo Toni Bou (Honda Repsol e secondo Adam Raga (TRRS), ma non è stato propriamente così scontato e vediamo perché.

Su un percorso complicatissimo costruito con gli onnipresenti pericolosi manufatti in cemento, tutto il podio si è deciso al doppio tie-break regolato in modo molto discutibile su una sola zona da compiere con meno di cinque penalità e se non superata la classifica si compie guardando il migliore punteggio del round di semifinale. Sicuramente una cosa molto poco comprensibile al pubblico abituato alla semplice conta degli zeri tradizionalmente utilizzata per eleggere il vincitore, ma questo e solo un ulteriore aspetto di questo oggetto misterioso che è X-Trial.

E così al netto di regole macchinose ed anche poco chiare, vedi ad esempio tocco della piastra paramotore, si è compiuta la 65ma meritatissima vittoria del campionissimo Toni Bou (Honda Repsol), ai danni di un efficacissimo Adam Raga su TRRS che ha comunque avuto il merito di portare il fenomeno allo spareggio, dopo aver guidato la gara fino all’ultima sezione. Ovviamente in gare così assurdamente tracciate il divario tra i due campioni si assottiglia molto, regalando almeno un poco di spettacolarità a questa serie altrimenti incolore.

Serata da ricordare anche quella di Gabriel Marcelli (Montesa) che sempre al tie-break vince la sfida con un consistente Jeroni Fajardo più indietro nei punti di round 2. Al giovane pilota Montesa va dato merito d’essere stato l’unico dei sei semifinalisti, insieme a Toni e Adam, a non accusare il massimo delle penalità, emblematico…

Discreta la prestazione di Jorge Casales (Gas Gas) quinto e Jaime Busto (Vertigo) che dopo un buon round iniziale naufragano nella doppia semifinale a tre, dove sulle cinque zone collezionano altrettanti fiaschi.

Molto fallosi e mai a loro agio sul complesso percorso ungherese Miguel Gelabert (Vertigo) e il francese Bincaz (Beta) che si classificano nell’ordine fermandosi al turno preliminare.  

Ma cosa ci ricorderemo di questo evento, se non l’ennesimo incomprensibile spettacolo circense? Purtroppo, il promoter evidentemente preoccupato della movimentazione logistica degli ostacoli, sta riproponendo zone sempre meno spettacolari e più pericolose, dove il gioco di luci non basta più a gratificare il pubblico pagante.

I piloti sono sempre più obbligati in assurdi passaggi mono-traiettoria dove l’estro e la fantasia nell’esecuzione della bellissima tecnica moderna vengono costantemente mortificate in favore di una inevitabile e non richiesta pericolosità.

Questo gioco al massacro purtroppo sta affossando sempre più l’interesse verso la disciplina scavando un baratro col pubblico, più impaurito che emozionato e sempre meno interessato, esclusivamente in nome del mero interesse economico, vi siete mai chiesti perché si viene in Ungheria mentre in Italia e Inghilterra non si organizzano più eventi mondiali?

Spiace solo che i piloti consapevoli di questo facciano buon viso a cattivo gioco, conosco molti di questi incredibili ragazzi personalmente e so che anche loro preferirebbero un altro Trial, d’altronde come biasimarli quando una delle poche entrate economiche passa attraverso questa serie di gare?

In conclusione, mi auguro che almeno Barcellona, il prossimo 2 febbraio, con la magia del Palau Saint Jordi “a la cinqo de la tarde”, ci rimetta in pace con l’indoor mondiale…o almeno spero!

Autore: Andrea Buschi

Coach in Motorsports Pilota e Tecnico di Alto Livello Trial, Dottore in Scienze Motorie e Sportive Allenatore di 4° Livello CONI Web Journalist

3 pensieri riguardo “X-Trial Budapest, ma è vero spettacolo?”

  1. L’argomento incidenti/sicurezza è un aspetto che deve avere una priorità su tutti gli altri. Anch’io nel mio piccolo, ai tempi, ho avuto un incidente indoor, sono caduto da un Fiat 238 e mi sono rotto l’ala iliaca, non è stato un infortunio grave, comunque considerando che ho dovuto rinunciare al lavoro (non potevo camminare) per un bel due mesi e mi sono dovuto accollare tutti i disagi, anche finanziari (non ero coperto da assicurazione), mi fa comprendere meglio il problema che sollevi. In quella circostanza, nella mia batteria (solitamente si affrontano le no-stop in coppia, l’evento non si ferma, ma un pilota può riposarsi), ero insieme a Guerino Bergamini, alcuni anni dopo, in una “banale” camminata di montagna, ha avuto una caduta fatale, questo per dire che gli incidenti nel trial sono meno pericolosi che in altre attività sportive. Nel motocross in stadi/palazzetti, specialmente negli Stati Uniti d’America, gli incidenti sono ancora più frequenti e gravi che nel Trial, ciò non toglie che occorre capire i motivi ed individuare le azioni necessarie per evitarli. Da millenni questi eventi che si svolgono nelle Arene, iniziando dai Gladiatori al Colosseo, hanno purtroppo una loro pericolosità intrinseca, che, diciamolo sottovoce, attrae la partecipazione del pubblico, la componente pericolo si somma allo spettacolo sportivo. Per ovviare al problema occorre che siano innanzitutto i piloti a reclamare una impostazione sicura delle no-stop, perché le altri componenti (organizzatori/pubblico) lo percepiscono di meno. Per quanto riguarda la scelta degli ostacoli, usare esclusivamente manufatti in cemento o in ferro, fa scadere la scenografia e obbliga a delle traiettorie uguali, occorrerebbe che vengano usati anche tronchi di legno od equivalenti, ma anche qui devono essere i piloti a reclamarli.

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