Due facce della stessa medaglia

È certo che il mondo del Trial italiano in questo momento storico sta vivendo un preoccupante periodo di stagnazione, i praticanti come le vendite non decollano e pochi sono i giovani che si avvicinano alla disciplina.

Una contrazione al ribasso che apparentemente pare non avere fine, almeno nel nostro paese, perché spostando l’attenzione sul piano internazionale, troviamo nazioni emergenti come Germania e Norvegia in deciso rialzo insieme a paesi dalla grande tradizione come Spagna ed Inghilterra ancora in trend positivo.

Ma, contrazione economica a parte, quali sono le cause profonde di questa crisi e soprattutto quali possono essere le soluzioni a breve e lungo termine?

Innanzitutto, contrariamente ad un certo pensiero riduttivo diffuso sui social che vede la colpa di questa impasse all’avvento della moderna tecnica di guida, ritengo invece che le cause siano molteplici, correlate e con radici profonde.

In tal senso, inviterei a smettere una certa lotta fratricida tra chi nostalgico si ostina a giudicare la guida moderna una aberrazione stilistica, mostrandosi peraltro poco incline ad accettare i cambiamenti e chi invece come me sostiene che la naturale evoluzione tecnica rappresenta la nuova frontiera per il pilota nell’utilizzo delle moto e comunque a prescindere un momento di crescita sportiva. Solo un esempio in merito all’evoluzione, immaginate quale impatto rivoluzionario introdusse nel salto in alto Dick Fosbury, medaglia d’oro olimpica a Messico 1968 con quella strana tecnica da gambero ai più incomprensibile e complessa, ma estremamente più efficace, atleticamente più economica ed ora un dogma. 

Ma andrei con ordine, innanzitutto cercando di dare una cronologia temporale alle tre principali aree che negli ultimi 15 anni hanno contribuito alla scarsa diffusione della specialità più antica del fuoristrada a due ruote e cioè i mezzi meccanici, la tecnica dei piloti e le gare.

Ho volutamente escluso dai temi sopra le limitazioni alla circolazione fuoristrada perché ritengo sia oramai un problema generale del settore off-road e non uno specifico della disciplina, mi riservo comunque di dedicare un approfondimento futuro attorno a questo delicato tema.

Ma torniamo a noi, in Italia i sentori della crisi del settore cominciarono a palesarsi già ad inizio anni Novanta periodo nel quale aziende come Fantic ed Aprilia, abbandonarono il mercato. Le motivazioni generali furono il lento costante calo di vendite, legato anche ad un aumento dei prezzi dovuti ad una iper-specializzazione delle moto, ma anche dalle mode che cambiando riportarono in auge l’enduro meccanicamente meno sofisticato e divenuto nel frattempo più semplice da guidare (4 tempi).

Il Trial infatti, con il riaffermarsi delle aziende spagnole, sospinte dal quel fenomeno mediatico che risponde al nome di Jordi Tarres, perde insieme al sellino l’appeal di motocicletta utile a portarti a scuola così come a far Trial, caratteristiche queste che ne avevano decretato il buon successo negli anni 70/80.

Il processo evolutivo dei mezzi segue sempre più l’esigenza dei piloti diventando di fatto un attrezzo utile ad accrescere il potenziale di guida dei piloti ma limitandone di molto il range d’utilizzo.

Da quel momento le moto del secondo millennio assumono caratteristiche strutturali che non cambiano più, vi sono certo stati affinamenti nell’erogazione della potenza e nella leggerezza complessiva ma di fatto la ciclistica rimane la stessa consentendo al pilota di concentrarsi esclusivamente sull’accrescimento delle proprie abilità di guida.  

Ed è proprio l’avvento di mezzi estremamente performanti a stimolare la sperimentazione di nuove tecniche di guida. Un nuovo modo di guidare, sempre più mutuato dal Bike Trial (Andreu Codina docet), accresce il potenziale atletico e con esso le possibilità dei piloti di superare ostacoli sempre più complessi. In quel momento i praticanti di ogni livello si sentono fortemente motivati perché finalmente riescono ad esprimere un potenziale fino ad allora sconosciuto.

Questa ubriacatura tecnica, siamo nel periodo a cavallo del secondo millennio, se da una parte stimola il mercato ad importanti investimenti in ambito agonistico con una buona ricaduta su tutto l’ambiente, trascura due aspetti che si riveleranno invece cruciali nella diffusione della specialità, ovvero l’insegnamento della disciplina e la gestione corretta dei percorsi di gara.

La quasi totale assenza di Scuole serie con programmi strutturati e la relativa scarsa preparazione dei tracciatori di gara, innescarono un corto circuito nel quale molti piloti si persero per strada di fronte a tracciati e ostacoli assurdamente pericolosi in nome di una spettacolarizzazione distorta che bruscamente ne frenò la diffusione e di conseguenza gli investimenti. Contemporaneamente la stessa sorte toccava per le filiere giovanili che non adeguatamente rifornite, si impoverirono innescando l’emorragia di numeri ancora in corso.

Ricordo perfettamente quando nel 2001 cominciai con FMI ad accompagnare i giovanissimi alle competizioni internazionali, quanto grande fosse la differenza di livello con i pari età delle altre nazioni.

In definitiva, il Trial entrava nel secondo millennio senza una precisa visione, innescando successivamente le battaglie di religione tra fautori di regolamento stop o no-stop, piuttosto che di moderne o classiche tecniche di guida ignorando ciò che conta realmente e cioè la “zona”. Non mi stancherò mai di ripetere che la zona per come tracciata è lei e solo lei ad imporre la migliore tecnica da eseguire per “fare zero”.

Viste le cause e conseguenti effetti, eccomi ora ad analizzare le possibili soluzioni, partendo dal principio che si debba aprire il campo visivo cercando modelli positivi in altri sport, come ad esempio lo sci con i suoi molti punti in comune.

In concreto, ritengo tre i fattori chiave più importanti per il successo di uno sport:

  1. Identità
  2. Le strutture che insegnano e promuovono lo Sport
  3. Gli investimenti economici

Partiamo riscoprendo l’identità comune della specialità, ovvero chi siamo, cosa vogliamo e come possiamo tornare ad essere attrattivi?

Di certo non cadendo nella retorica della frammentazione o peggio del dualismo “ruote alte o ruote a terra”, non esiste Trial classico e Trial moderno esistono al più due facce della stessa medaglia e la libertà di scegliere di guidare al meglio dei propri mezzi.

Il Trial è Sport completo sotto tutti i punti di vista, è praticabile ovunque con un bassissimo impatto ambientale è propedeutico per la guida in sicurezza di qualsiasi motocicletta e aiuta a crescere armonicamente i giovani dal punto di vista psico-motorio; ha una storia lunga e prestigiosa che nasce dal desiderio dell’uomo di sfidare se stesso nella natura attraverso l’utilizzo di un mezzo meccanico ed i suoi campioni nel tempo ne hanno elevato la tecnica sfidando sempre più le leggi della gravità portandolo ad altissimi livelli di spettacolarità.

Qualità uniche che ne fanno una esperienza motivazionale oltreché atletica, a tutti gli effetti lo Zen della motocicletta.

Il secondo punto sul quale vorrei focalizzare l’attenzione è la diffusione e sviluppo di Scuole in grado di gestire l’esigenza primaria di chi si avvicina al Trial. Acquisire una base tecnica sufficiente a garantire sicurezza nella guida, consente di apprezzarne le grandi potenzialità ovviamente attraverso un percorso di formazione adeguato, esattamente come avviene nello Sci.

Immaginate quanto possa essere d’aiuto nella diffusione del Trial una Scuola collegata ad un rivenditore di moto, o ancora un Istruttore che nel fine settimana raccoglie i giovani portandoli in aree autorizzate per fare lezione.   

Ultimo punto importante è il valore economico del settore Trial, partendo dal presupposto che uno Sport senza denaro non può decollare, occorre incentivare gli investimenti attraverso una operazione di valorizzazione del brand. Sono molte le possibili linee da seguire in tal senso, caratterizzazione, informazione, promozione delle aree dove poter liberamente circolare, location e format nell’agonismo sono solo alcuni dei molteplici aspetti dai quali trarre spunto per un marketing efficace.

Portiamo il Trial nelle città per farlo conoscere attraverso eventi mirati, coinvolgiamo le amministrazioni montane come veicolo di promozione del territorio, stimoliamo gli sponsor offrendo una filiera sportiva di alto livello, in buona sostanza usciamo dall’esilio auto imposto per acquisire una mentalità nuova adeguata ai mutamenti sociali che viaggiano oramai in 5G.

In conclusione, voglio mandare un messaggio ottimista auspicando per il futuro della disciplina che peraltro mi vede costantemente impegnato come Pilota, Allenatore e divulgatore, una dimensione più coesa dove l’integrazione dei temi sopra proposti potrà, mi auguro, finalmente rilanciarla.

Meno male c’è Barcellona

XTrial 2020 round 4 Barcelona SPA

È certo che Barcellona con il suo Trial indoor al Palau Sant Jordi è magia nella tradizione e ancora una volta l’evento in calendario la prima domenica di febbraio a “la cinqo de la tarde”, si è distinto per partecipazione e spettacolo.  

Naturalmente ad esaltare i 9000 presenti, ci hanno pensato ancora una volta loro Toni Bou (Honda Repsol) e Adam Raga (TRRS) che in una finale tiratissima, ha visto prevalere il Campione del Mondo autore di un caparbio recupero nel finale di gara ai danni del rivale di sempre.

Una gara unica come lo sono le difficoltà del percorso che si differenziano dal resto del circuito per numero (6 zone) qualità e materiali utilizzati, finalmente uno spettacolo in grado di esaltare le enormi capacità tecniche di questi straordinari campioni.

Ma veniamo alla gara che come detto ha visto la 66ma vittoria indoor di Bou, ma soprattutto la sua prova di orgoglio, Toni infatti reduce da un infortunio alla schiena è arrivato a questo appuntamento in deficit di preparazione e contro un Raga in grandissima forma ha dovuto dar fondo a tutta la classe per sconfiggere il pilota TRRS. Ancora una volta quando tutto sembra perduto il pilota Repsol tira fuori il classico colpo di genio e risolve a zero la zona più difficile minando le certezze degli avversari, veramente un pilota incredibile. I passaggi netti di zona 4 e 6 sono l’emblema della forza di questo campione, che oltre alla supremazia tecnica mette in campo una determinazione alla vittoria che non trova eguali.

Raga dal canto suo ha dimostrato con i migliori punteggi nelle due fasi iniziali di gara di essere a 38 anni ancora in grado di impensierire il campione mostrando una classe limpida e una guida pulita ed efficace, solo un banale errore in entrata della zona 4 in finale hanno impedito un epilogo differente alla gara che nel 2019 lo aveva visto meritato vincitore.

A mio avviso, sorprendente ma non troppo il terzo posto di Jorge Casales su Gas Gas, il ventiquattrenne galiziano, del quale sono da sempre estimatore, ha trovato qui a Barcellona la sua giornata migliore dimostrando un elevato stato di forma ed un alto grado di affiatamento con la nuova moto e Team, Jorge fin dalla prima Heat ha guidato bene lasciandosi poi alle spalle Jaime Busto (Vertigo) nella Heat 2, guadagnando l’accesso alla finalina per il terzo posto con Benoit Bincaz su Beta regolato poi nella sfida al tie break.

Bene anche Bincaz, che seppure sempre al limite nella guida riesce con caparbietà e determinazione ad arrivare a giocarsi il podio come detto, una buona iniezione di fiducia per i prossimi eventi e per la classifica.

Jaime Busto, seppure dotato di enorme talento con i suoi alti e bassi si conferma oggetto misterioso e come spesso accade in queste gare dove il confine tra la vittoria e sconfitta si gioca sui centimetri, quelli che ti fanno perdere una linea o non salire su un ostacolo, a Barcellona non va oltre il quinto posto.

Chiudono la classifica Jeroni Fajardo su Sherco, vicino al vertice ma meno efficace del solito, mentre scendono all’inferno della esclusione già al primo turno Miguel Gelabert su Vertigo ancora non perfettamente a suo agio con la sua nuova cavalcatura e Gabriel Marcelli su Montesa, ultimo di giornata dopo aver conquistato il podio a Budapest.

In conclusione, come sempre Barcellona ci rimette in pace con il Trial Indoor, qui si respira un’aria diversa, speciale e grazie al calore del pubblico ed alle zone proposte, più belle del solito standard propinatoci dal Promoter, torniamo ad esaltarci per le gesta di questi inestimabili campioni!

Ma sentiamo dalla voce dei protagonisti la reazione post gara:

Toni Bou (1 °): “È stata una grande vittoria perché le zone erano difficili, Adam, al quale faccio i miei complimenti è in un grande stato di forma ed anche oggi lo ha dimostrato, io al contrario sono stato rallentato da un problema alla schiena per un infortunio in allenamento occorsomi la scorsa settimana. Ho sofferto in particolare i primi due giri dove non mi sentivo davvero a mio agio, poi in finale dopo aver cambiato moto ho stretto i denti, dimenticato il dolore e ho vinto. È sempre speciale vincere qui, davanti ai miei tifosi, soprattutto dopo aver perso lo scorso anno.”  

Adam Raga (2 °): “Sono molto felice perché è stata un’altra buona prestazione per me. Sono stato il migliore nei primi due round e solo un errore durante la sezione quattro della finale mi è costato la possibilità di vincere. L’atmosfera era eccezionale e so che gli spettatori si sono divertiti perché ancora una volta abbiamo guidato ad un livello elevatissimo.”   

Jorge Casales (3 °): “Questa stagione è stata per me un grande cambiamento con un nuovo team e una nuova moto, quindi ottenere un podio oggi è ancora più speciale. Barcellona è come la mia seconda casa, quindi è stato fantastico arrivare tra i primi tre qui, sono veramente molto contento.”  

Il Campionato mondiale X-Trial passa ora alla sua quinta prova di Bilbao al Bizkaia Arena il 15 febbraio.